YES TO A EUROPEAN FEDERAL STATE - OUI A UN ETAT FEDERAL EUROPEEN - JA ZUM EINEM EUROPAISCHEN BUNDESSTAAT

 

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Manifesto del Comitato d'azione per lo Stato federale europeo
SI’ A UNO STATO FEDERALE EUROPEO

L’Europa ha grandi risorse e potenzialità, eppure difficoltà e incertezze dominano il suo orizzonte. Nonostante i progressi compiuti in oltre 50 anni di integrazione, l’Europa è ancora incapace di contribuire alla pace e alla sicurezza nel mondo e di promuovere uno sviluppo più equo e non riesce a sostenere la crescita, la competitività e l’innovazione della propria economia. Anche l’euro, pur essendo un importante fattore di coesione tra alcuni dei paesi europei, nella misura in cui rimane “una moneta senza Stato” non riesce ad esplicare tutte le sue potenzialità, né in ambito europeo, né a livello mondiale, e nel quadro attuale la sua stessa sopravvivenza è a rischio.
Il tempo per portare a compimento il processo di unificazione europeo, iniziato più di cinquant’anni fa dai Paesi fondatori della prima Comunità europea, si sta esaurendo. Una semplice associazione di Stati, come è ancora oggi l’Unione europea, non può invertire la tendenza dell’Europa verso il declino e la decadenza. Occorre, con urgenza, tornare all’ispirazione dei Padri fondatori e riprendere il progetto di un’Europa politica. Solo l’emergere di uno Stato federale europeo, con un governo pienamente sovrano in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa e nella politica economica e fiscale, potrà imprimere all’Europa la svolta che è necessaria. Oggi non è però possibile trasformare l’intera Unione in uno Stato federale, perché molti dei suoi Paesi membri sono contrari. L’allargamento a venticinque e presto a ventotto o più Paesi permette di creare un quadro di stabilità e di cooperazione a livello continentale, ma rende ancora più difficile il raggiungimento dell’obiettivo di uno Stato federale europeo. Come già nel passato, e da ultimo con la moneta europea, l’unica possibilità per uscire da questa impasse è che un gruppo di Paesi agisca come avanguardia e indichi agli altri la via da percorrere.
Nel suo memorandum del 3 maggio del 1950 Jean Monnet ammoniva che “Da qualunque parte ci si volga, nella situazione del mondo attuale, ci si trova di fronte soltanto a impasse …Bisogna cambiare il corso degli avvenimenti. Per questo, bisogna cambiare la mentalità degli uomini. Le parole non bastano. Soltanto un’azione immediata, diretta a un punto essenziale può cambiare l’attuale situazione di staticità. Ci vuole un’azione profonda, reale, immediata e drammatica che cambi lo stato delle cose e ponga nella realtà le speranze nelle quali i popoli stanno per non credere più”. Questo è ciò di cui ha bisogno l’Europa oggi, e questa azione non può essere che la decisione di un’avanguardia di Paesi di dar vita ad un “nucleo federale” all’interno della più ampia “confederazione” rappresentata dall’Unione allargata. Per far questo occorre, come ricordava sempre Monnet negli anni Settanta “uno specifico atto creatore”: “la Commissione economica europea, il Consiglio, l’Assemblea, la Corte sono certamente un modello prefederale, ma non ancora i veri organi di una Federazione politica europea che nascerà con uno specifico atto creatore che richiederà un nuovo trasferimento di sovranità … A questo punto bisognerà inventare qualcosa di nuovo.”
La responsabilità storica di questo nuovo atto creatore grava sulla Francia e sulla Germania e sugli altri Paesi che hanno fondato la prima Comunità europea. Ad essi spetta il compito di assumere l’iniziativa e proporre un Patto federale per mettere in comune le rispettive sovranità nazionali e creare il primo nucleo dello Stato federale europeo, aperto ai Paesi che vorranno aderirvi. Solo questo nucleo potrà indicare agli Europei la via dell’unità e agire come un magnete nei confronti di tutti i Paesi che vorranno aderire in una fase successiva. E solo in questo modo i cittadini europei potranno tornare ad essere padroni del proprio destino.