Di fronte alle difficoltà e alle crisi in cui l'Europa sta versando - a partire da quella economica iniziata nel 2008 - accentuate dal populismo anti-europeo che ne mina la credibilità agli occhi dei cittadini europei, la Commissione per gli affari costituzionali del Parlamento europeo (PE) ha stilato due progetti di relazione relativi alla revisione del Trattato di Lisbona che sono attualmente in discussione e che dovrebbero esser votati entro la fine dell’anno.

Il primo progetto di relazione è stato presentato in Commissione dai parlamentari Mercedes Bresso ed Elmar Brok a gennaio. Di questo documento i punti fondamentali sono: il superamento dell'assetto intergovernativo, in cui le scelte più importanti del futuro dell'Unione sono effettuate dai governi nazionali; la necessità di una riforma del Parlamento per fargli esercitare un ruolo di controllo sull'operato della Commissione e del Consiglio; il superamento totale del voto all'unanimità nel Consiglio e nel Consiglio dei ministri a favore della maggioranza qualificata; la creazione di una capacità di bilancio nella zona euro utilizzando una parte del bilancio dell'UE, insieme a una governance maggiormente democratica per l'Unione economica e monetaria. Le proposte di questo documento sono validissime, tuttavia esso risale a gennaio e pertanto non tiene conto di avvenimenti successivi di grande importanza come la storica decisione di uscire dall'Europa del Regno Unito oppure l'esito e l'annullamento delle elezioni presidenziali austriache.

Il secondo progetto è stato presentato il 5 luglio dall'europarlamentare Guy Verhofstadt, ex-Primo ministro belga e capogruppo dell'ALDE. Partendo da un'analisi delle criticità più recenti, destinati ad avere una grande influenza sulle istituzioni europee, Verhofstadt analizza le debolezze del modello decisionale attualmente in uso di tipo incrementale, che implica che le decisioni risultino sempre troppo tardive e limitate, e illustra un processo di modernizzazione dei trattati verso la creazione di nuovi strumenti europei in grado di affrontare meglio le crisi.

Innanzitutto cruciale è il superamento dell'Europa a “geometria variabile”, principio che si basa sulla concessione di deroghe e clausole di non partecipazione agli Stati membri che non vogliono condividere determinati elementi di sovranità nazionale con altri paesi in ambito europeo. Il nuovo modello dovrebbe invece prevedere lo status di paese “associato”, secondo il concetto di integrazione a più cerchi. Per quanto riguarda la governance economica, il documento propone di unire tutte le procedure nei confronti degli Stati membri in un unico codice di convergenza legalmente vincolante, che dia la possibilità di accedere ai fondi UE solo se determinati parametri siano rispettati. Inoltre Verhofstadt sottolinea la necessità di inserire il Meccanismo di stabilità e il Fondo di risoluzione nel diritto dell'UE al fine di garantire un controllo democratico da parte dell'Europarlamento. Sugli aspetti fiscali il parere è quello di dover dotare la zona euro di risorse proprie, facendo riferimento a una capacità fiscale europea e a un Ministero del tesoro in grado di emettere prestiti, che rientrino tra le competenze della Commissione e siano sottoposti alla supervisione del Parlamento. Per quanto riguarda l'unione bancaria, essa andrebbe completata inserendo un fondo di garanzia sui depositi e concedendo alla BCE tutte le competenze tipiche di una banca di riserva federale. Un altro aspetto fondamentale del documento è la riflessione sul sistema di votazione dei membri del Parlamento europeo e sulla fiducia di questi ultimi al Presidente della Commissione. Le elezioni europee dovrebbero essere affrontate da candidati ufficiali in tutti gli Stati membri e, accanto al voto per la lista nazionale o regionale, i cittadini dovrebbero fare una scelta sulla base di liste uniche valide per tutti gli Stati membri. Ciò aiuterebbe sicuramente a superare la situazione attuale in cui partiti nazionali di idee inconciliabili si riuniscano nello stesso gruppo parlamentare a Strasburgo e politici di formazione simile si ritrovino in schieramenti contrapposti. Come data per avviare questo processo di revisione dei Trattati, nella parte conclusiva del documento Verhofstadt indica quella del 60° anniversario degli accordi di Roma in cui dovrà essere avviato un processo Costituente, del tutto diverso dal processo attuale di revisione dei trattati, portato avanti da membri dei Parlamenti nazionali ed europeo, da componenti del Consiglio, del Consiglio europeo e della Commissione. Solo con una riflessione democratica di ampio respiro si potrà infatti attuare una revisione così ampia e lungimirante delle istituzioni europee, dando la possibilità ai soli paesi che lo desiderino di far parte di un nuovo assetto istituzionale che si avvicina sempre di più all'ideale di federazione immaginato dai padri fondatori dell'Europa.

 

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