Cercare di descrivere il nostro tempo non è facile. La società globale, la frammentazione dei conflitti, i rapporti internazionali sono elementi che concorrono alla formazione di un sistema complesso, la cui interpretazione è particolarmente ostica.

La COP21 ha riscosso un notevole interesse da parte della comunità scientifica, dei governi e dell'opinione pubblica. L'importanza della conferenza e degli accordi raggiunti in quella sede è da ricollegarsi al fatto che mai prima d'ora i paesi del mondo avevano trovato un’intesa globale riguardo al problema ambientale.

L’anno appena terminato è stato denso di avvenimenti drammatici che hanno investito l’Europa con una violenza che scuote le fondamenta della costruzione comunitaria.

Pochi mesi dopo Charlie Hebdo, il terrore è esploso ancora. Il livello di allarme elevatissimo continua tuttora a scuotere la vita dei cittadini, e in molti casi dichiarazioni dettate dall'angoscia generano confusione ulteriore. 

Nelle elezioni locali del 28 settembre gli indipendentisti catalani non hanno ottenuto il plebiscito sperato. Rimane però in Europa il problema di come gli Stati nazionali possano riuscire a garantire un quadro politico stabile e duraturo nel lungo periodo.

Con la presentazione del suo nuovo libro, Guy Verhofstadt, rapporteur alla Commissione del PE per gli Affari costituzionali, scende in campo e lancia il suo progetto per una riforma radicale dei Trattati per dar vita ad un governo federale dell’Europa.

La mancanza di una unione politica dell’Europa si manifesta ogni giorno con il caos che vediamo ai nostri confini. E in questo caos la Russia torna a mostrare la propria volontà di potenza anche nel Mediterraneo oltre che in Ucraina.

Il Consiglio del 22 settembre ha approvato la proposta della Commissione di ricollocare in 24 mesi 120.000 rifugiati che hanno raggiunto la Grecia, l’Italia e l’Ungheria, ma con questo non si può certo pensare che il problema dell’immigrazione sia risolto.

Dieselgate ha messo in luce quanto sia paradossale il forte legame tra governi e grandi industrie nazionali in un contesto di forte interdipendenza economica. Per l’Europa questo è il momento di interrogarsi sul futuro della propria politica ambientale ed industriale.

i Presidenti dei Parlamenti italiano, francese, tedesco e del Lussemburgo, che detiene la Presidenza del Consiglio dell’UE, hanno firmato, con una solenne cerimonia a Roma, una dichiarazione dal titolo “Più integrazione europea: la strada da percorrere”.

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